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Assunzioni, turismo e ristoranti trainano le richieste delle aziende

2025-07-30 16:49

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Assunzioni, turismo e ristoranti trainano le richieste delle aziende

I dati sul primo semestre: 2,9 milioni di ingressi previsti (+2,4% sul 2024). Difficili da reperire 6 lavoratori su 10 nell’edilizia e nella meccanica

Più di sette assunzioni su dieci programmate dalle aziende nel primo semestre 2025 si concentrano nel settore dei servizi (72%), con entrate quattro volte superiori a quelle dell’industria in senso stretto, ovvero 2,1 milioni (+4,5% sul primo semestre 2024) rispetto a 516mila (-3,6%). A trainare i contratti sono i comparti turismo, alloggio, ristorazione (647mila entrate) e commercio (431mila) che fanno registrare una forte crescita annua (rispettivamente del 12,5% e 6,9%). Micro e piccole imprese si confermano il motore della crescita occupazionale.

È questo il quadro che emerge dal report che avvia la collaborazione tra Cnel e Unioncamere sui dati Excelsior, relativo alle tendenze del mercato del lavoro e al mismatch tra domanda e offerta. Le imprese hanno programmato 2,9 milioni di assunzioni nel primo semestre del 2025, con un aumento del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2024. Come già evidenziato questa crescita è trainata dai comparti turismo, alloggio e ristorazione e commercio da soli contano 1,078 milioni di entrate. Anche il settore dei servizi alle persone con 343mila entrate è in crescita rispetto all’anno precedente (1,5%). Nell’ambito dei servizi a più elevata intensità di conoscenza, sono in forte riduzione il comparto Ict (-13,4%) e quello dei servizi avanzati di supporto alle imprese (-8,8%).

Nel settore industriale, le imprese metalmeccaniche ed elettroniche fanno registrare il maggior numero di assunzioni programmate (224mila), insieme ad una riduzione a due cifre del fabbisogno di personale rispetto al 2024 (-11,1%). Nel tessile emerge la più forte contrazione delle entrate previste che si fermano a quota 53mila (-13,1%), mentre il settore alimentare è in controtendenza con una crescita che porta a 83mila gli ingressi (+18,6%). Il settore delle costruzioni rimane stabile con 296mila entrate di lavoratori (-0,3%).

A livello territoriale le aree metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Catania e Palermo risultano tra le più dinamiche. Anche le province del Nord-Est mostrano una forte attrattività. Negli altri territori si registrano aumenti solo nelle zone ad alta densità turistica.

Poco meno del 19% delle assunzioni programmate dalle imprese riguardano i lavoratori stranieri, la gran parte si concentra nel settore dei servizi (395mila), in particolare, nel comparto turistico (115mila, +8,5% sul 2024). Le professioni qualificate nel campo delle attività commerciali e dei servizi, con un totale previsto di 886mila entrate, rappresentano oltre il 30% del totale e mostrano l’incremento più evidente sia in termini assoluti sia relativi (+75mila contratti, pari a +9,2%), a conferma dell’importanza crescente del settore terziario. In calo le professioni tecniche e impiegatizie, che registrano rispettivamente 347mila e 246mila entrate previste (-5,4% e -3,1%), possibile segnale di una crescente automazione o digitalizzazione di alcune funzioni operative. In contrazione la domanda per conduttori di impianti e autisti (-2,7%).

Il report contiene anche una stima sulle assunzioni che nei prossimi cinque anni saranno fatte dalle imprese italiane e dalla PA che oscillano tra 3,7 e 3,9 milioni (come anticipato da Il Sole 24 Ore del 20 luglio), di cui il 74% nei servizi. In particolare i servizi alle persone con assunzioni stimate tra 757-826mila superano la richiesta del settore industriale in senso stretto.

Passando al mismatch, le maggiori difficoltà di reperimento si riscontrano nelle costruzioni, dove riguardano più di 6 lavoratori su 10 (il 62% per l’esattezza). Di poco inferiore il fenomeno nelle industrie metalmeccaniche ed elettroniche (59,7%) e industrie tessili (58,4%). Nel settore dei servizi le maggiori criticità di reperimento di personale riguarda informatica e telecomunicazioni (49,5%), seguiti dai servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (in aumento al 47,6%) e da servizi turistici, di alloggio e ristorazione (in diminuzione dal 50,1% al 46,7%). Il fenomeno del mismatch che nel primo semestre si attesta mediamente al 47,60% (in calo dal 48,3% del primo semestre 2024) è meno sentito dalle grandi imprese con 500 o più dipendenti che hanno difficoltà nel contrattualizzare solo 3 persone su 10.

Complessivamente i datori di lavoro impiegano oltre 4 mesi nella ricerca del personale di più difficile reperimento. I tempi più lunghi si registrano nelle industrie del tessile, abbigliamento, cuoio e calzature, le industrie del legno e del mobile e le costruzioni (tra 5,7 e 6 mesi). I comparti dei servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone, dei servizi alle persone e dei i servizi turistici hanno tempi più ridotti (in media 3,6 mesi).

«Con questo Rapporto si mette a disposizione del Paese – ha detto il presidente del Cnel Renato Brunetta – uno strumento strategico per affrontare in modo concreto il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro partendo dalla consapevolezza delle evoluzioni delle dinamiche dei fabbisogni occupazionali. Per non restare indietro nella competizione globale, il nostro Paese deve incrementare gli investimenti nei servizi ad alta intensità di conoscenza. Serve una svolta strutturale, soprattutto sul fronte dell’istruzione e della formazione per accrescere competenze scientifiche e tecnologiche».

Cit. “Il Sole 24 Ore”



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