Sono oltre 26mila i consulenti del lavoro attivi in Italia; in crescita del 33% negli ultimi 25 anni anche grazie al forte incremento della presenza femminile (da settemila a quasi 12mila). La fotografia di una categoria professionale a disoccupazione zero e che punta a crescere ancora anche grazie alla diversificazione dei servizi e all’innovazione tecnologica è stata fornita dall’indagine sull’Evoluzione della professione del consulente del lavoro, realizzata dalla Fondazione Studi e presentata venerdì 24 ottobre nella Convention di Napoli.
Secondo l’indagine - eseguita lo scorso settembre su un campione di 5.363 consulenti del lavoro - negli ultimi anni sono cresciuti significativamente i volumi d’affari medi dei consulenti del lavoro, passati dagli 87mila euro del 2019 ai 112mila euro del 2024 (+28% complessivo e +8% solo nell’ultimo anno). Parimenti è aumentata anche la loro propensione all’aggregazione, testimoniata anche dalla sempre maggior diffusione delle società tra professionisti (Stp), che hanno raggiunto quota 808 nel 2025, coinvolgendo quasi duemila professionisti (circa l’8% del totale).
Si tratta di un consolidamento che si accompagna a un’offerta sempre più articolata di servizi: quasi il 35% degli intervistati ha dichiarato di aver ampliato l’offerta negli ultimi tre anni, con una prevalenza per i servizi di welfare (il 14%), seguiti dalla consulenza previdenziale (6%), dall’Asse.co. (5%) e dalle politiche attive (3,6%). Grazie alla continua crescita registrata negli ultimi anni, oggi al core business degli adempimenti in materia di lavoro e buste paga, erogati da oltre il 90% degli studi, si affiancano molti altri servizi: quasi i due terzi dei professionisti offrono, infatti, anche consulenza giuridica e contrattuale sui rapporti di lavoro, il 59% consulenza economica, il 47% si occupa di organizzazione e gestione del personale nelle aziende, il 42% di relazioni e procedure sindacali, il 32% di welfare aziendale, il 28% di consulenza previdenziale, il 15% di politiche attive.
Quasi la metà degli studi (48%) presidia la materia fiscale e tributaria mentre il 37% offre consulenza finanziaria e societaria. Quasi due studi su dieci (19%) fanno certificazioni di contratti di lavoro e conciliazioni, mentre il 10% Asse.co. e il 4% certificazioni di parità di genere.
In questo quadro emerge anche una forte attenzione all’innovazione tecnologica, con quasi l’86% degli studi che ha investito in tecnologie e digitale negli ultimi due anni.
Il 63% dei consulenti coinvolti nell’indagine si è dichiarata soddisfatta del proprio lavoro (livello di soddisfazione da 7 in su in una scala da 1 a 10) e il 56% intende sviluppare ulteriormente la propria attività professionale nei prossimi cinque anni. I nuovi servizi sono considerati tra i principali volani di crescita per il futuro dal 46,5% degli intervistati, accanto all’innovazione e alla digitalizzazione (38%) mentre è una quota inferiore a pensare che la crescita potrà venire dall’esterno, dall’aumento della richiesta di servizi sul mercato (31%) e dalla crescita di ruolo della professione tra le imprese (31%). Importante anche continuare a puntare sul miglioramento dell’efficienza organizzativa degli studi e sul rafforzamento delle competenze interne, con formazione aggiuntiva e nuove assunzioni (ci ha puntato negli ultimi tre anni il 48% degli intervistati).
La ricerca offre anche uno spaccato sul mondo dei giovani consulenti, più specializzati sul versante lavoristico e capaci di erogare una maggiore varietà di servizi, in particolare di consulenza giuridica e contrattuale (83%) ed economica (78%) in materia di rapporti di lavoro. Alta anche la loro attenzione per la gestione e organizzazione del personale (59%), il welfare aziendale (46%) e la consulenza previdenziale (31%).
Cit. “Il Sole 24 Ore”



